“Si dice che si faccia del proprio meglio per un figlio, e forse, in questo caso, per i nostri era non venire al mondo”

Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza per “Ho abortito e ve lo dico. Senza colpa e senza vergogna”, la rubrica con le vostre testimonianze sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Innanzitutto vi ringrazio per l’opportunità di avere uno spazio per raccontare la mia storia, provo molto piacere nel condividere una delle esperienze più intense della mia vita, soprattutto se posso aiutare qualcuno/a che si sta trovando nella mia stessa situazione.

A marzo 2018 il mio test di gravidanza risultò positivo e, come già sapeva il mio partner dell’epoca, la mia posizione è sempre stata rivolta verso l’aborto, in quanto a ventidue anni non mi sentivo affatto tagliata per fare il genitore. Comunque, trovandomi fisicamente nella condizione in oggetto, provai a valutare anche l’opzione di proseguire la gravidanza, ma avvertivo una grande sofferenza nei confronti di questa ipotesi.

Vivo nella provincia di Rimini, Emilia-Romagna, i servizi AUSL e Consultorio locali sono stati impeccabili. Mi diedero appuntamento immediato e mi spiegarono che, tra la settimana di riflessione obbligatoria per legge e alcuni aspetti logistici, non avrei fatto in tempo per usufruire della RU-486, quindi mi avrebbero sottoposta a IVG chirurgica.

Il giorno del ricovero andò tutto bene, il personale fu estremamente premuroso nei miei confronti (ero terrorizzata e riuscirono a rassicurarmi); non ebbi complicanze, quindi mi dimisero entro la notte. Al controllo finale, quello che avviene dopo circa un mese, la ginecologa che mi assistette fu sempre molto gentile e efficiente. Vedendomi ancora un po’ scossa dal tutto (nel periodo prima di quell’incontro ebbi un crollo nervoso dovuto a dei violenti sbalzi ormonali di cui soffro per la PCOS e per il pressing psicologico da parte del mio ex, che si divertiva a definirmi come una sorta di omicida di bambini), mi fece un discorso che riuscì ad annientare buona parte dei miei sensi di colpa. Fidatevi, gesti del genere migliorano la qualità della vita di una persona. Personalmente, ebbi la fortuna di avere anche il supporto dei miei famigliari e della mia migliore amica, e soffrii delle ripercussioni lo stesso; spesso mi chiedo che cosa possano passare quelle donne che non hanno tutti questi affetti a fianco. Figure del genere possono davvero fornire un supporto importante a chi è in difficoltà, come può farlo lo sportello psicologico (in Emilia-Romagna gratuito) per le donne che si sono sottoposte a interruzione.

Con questo messaggio volevo dire a tutte le persone che stanno affrontando un percorso simile che non è necessario traumatizzarsi con uno smodato senso di colpa. Lo so, è difficile, ma col senno di poi vi consiglio di cercare di separare il più possibile la vostra coscienza dalla giudicante opinione di terzi. Anzi, vi dirò di più: guardandomi intorno, vedo quanti aborti non effettuati per “scelta morale” stiano crescendo fino ad evolversi in adulti plagiati dai comportamenti di genitori che in realtà non volevano esserlo. Si dice che si faccia del proprio meglio per un figlio, e forse, in questo caso, per i nostri era non venire al mondo.

Se siete arrivate fino a questo punto è perché ve lo siete sentite, e l’istinto di una donna non sbaglia mai. Siate coraggiose e siate forti. Il vero veleno sono la disinformazione e il giudizio crudele.

Vi voglio bene.

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