I numeri dell’obiezione nel Lazio: l’accesso civico uno strumento per chiedere trasparenza

L’obiezione di coscienza è uno dei principali ostacoli all’interruzione volontaria di gravidanza. All’alta percentuale di ginecologə, anestesistə e personale non medico obiettore, che rende l’accesso all’IVG un percorso ad ostacoli, si aggiunge la difficoltà di monitorare proprio il fenomeno dell’obiezione. Basti pensare che i dati della più recente Relazione sull’attuazione della legge 194/1978 sono aggiornati al 2018, nonostante, secondo quanto prescritto dall’articolo 16, entro il mese di febbraio di ogni anno il Ministro della sanità dovrebbe presentare al Parlamento la relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti: “Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro”.

Tuttavia, come sottolineato anche nell’ultima relazione, non sempre alla raccolta e al flusso dei dati viene prestata la giusta attenzione a livello locale, provocando degli slittamenti nella diffusione del report e non rispettando i tempi indicati dalla legge. 

A questa problematica, e cioè alla mancanza di dati certi e aggiornati sul numero dell’obiezione di coscienza nel Lazio, il Coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio ha provato a rispondere attraverso un’inchiesta dal basso sulla scia di altri esempi di raccolta delle informazioni attraverso processi partecipativi sul tema dell’aborto. 

A maggio 2020 le attiviste hanno inviato una formale richieste di accesso civico generalizzato ai dati sull’obiezione a tutti i reparti di ginecologia e ostetricia dei presidi ospedalieri e delle aziende sanitarie della regione Lazio. Un lavoro che, dopo mesi di richieste, raccolta ed elaborazione dei dati, ha finalmente permesso di conoscere il dato aggiornato regionale. I dati emersi dall’accesso civico sono allarmanti: negli ospedali pubblici della regione si registrano 130 ginecologə obiettori su un totale di 189, cioè il 68%; mentre tra anestesistə l’obiezione raggiunge il 66%, 150 unità su un totale di 227; per quanto riguarda le professioni sanitarie non mediche si ferma invece al 50%. Nel complesso, l’obiezione nella regione Lazio raggiunge il 54,8%. 

L’attività di monitoraggio del Coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori del Lazio, insieme a Non una di Meno Roma, sta continuando in tutta Italia perché si possa conoscere presto il dato nazionale, studiarlo e renderlo pubblico grazie alla perseveranza di cittadine e cittadini che chiedono maggiore trasparenza.

 

Abbiamo intervistato Alessandra Zampetti, attivista e curatrice dell’indagine.

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