Al Feminist Abortion Advocacy Workshop organizzato a Parigi da MARA-Med (Mouvement pour le droit et l’accès à l’avortement) abbiamo creato uno spazio femminista transfrontaliero per elaborare strategie sull’autodeterminazione dei corpi e sull’accesso all’aborto nel Mediterraneo.
Rappresentando l’Italia e, in particolare, le regioni mediterranee (Sicilia e Puglia insieme a Vaga Bee di LAIGA), ci siamo concentrate su come i movimenti e le comunità transfemministe possano resistere alle forze conservatrici, costruire solidarietà e promuovere approcci transfemministi all’aborto che mettano al centro la cura e l’autodeterminazione.
Il diritto di scelta sul proprio corpo — il potere di controllare la propria sessualità e la propria salute riproduttiva — è un pilastro non negoziabile della lotta transfemminista. Questo diritto viene aggredito e progressivamente eroso dalla riduzione degli spazi di discussione pubblica, dalla sorveglianza crescente, dalla censura delle piattaforme e dall’ondata autoritaria contro i diritti delle donne e della comunità LGBTQIA+.
In diverse regioni, l’autoritarismo crescente e la criminalizzazione dell’attivismo influiscono direttamente sulla possibilità delle persone di accedere a informazioni accurate e a cure abortive sicure. E sebbene in alcuni paesi del Nord l’aborto sia legalmente tutelato, vaste aree del Nord Africa e parti dell’Europa meridionale e orientale continuano a imporre severe restrizioni, negando a milioni di persone la libertà di decidere sul proprio corpo.
Ascoltare realtà provenienti da Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Libano e Turchia e comprendere il modo in cui lavorano e si adoperano ogni giorno in contesti completamente diversi dai nostri, vestendo altre forme di femminismo, dai contorni decoloniali, ha arricchito le pratiche, le conoscenze e gli strumenti che abbiamo discusso durante i tre giorni. Da un lato, ci ha portato a un ribaltamento totale del punto di vista occidentale attraverso il quale siamo abituati a leggere l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva e, in particolare, all’aborto, ponendoci in una situazione di totale ascolto e riflessione.
Dall’altro, ci ha ricordato che laddove il diritto all’aborto è ostacolato (come In Italia, Tunisia e Turchia) non dobbiamo abbassare la guardia, proprio per evitare l’effetto domino delle spinte conservatrici che, come accaduto negli USA, hanno visto sopprimere tale diritto nel giro di pochissimi anni. Parallelamente, laddove l’aborto è negato (Marocco, Algeria, Libano) dobbiamo fortificare le reti transnazionali per evitare che le donne – che comunque ricorreranno ai metodi clandestini per interrompere una gravidanza, come è sempre stato in tutti i secoli e in ogni parte del mondo – possano accedere a un aborto sicuro. Come ci ricorda il dato dell’OMS: su un totale di 45 milioni di aborti al mondo, 25 milioni non sono sicuri.
L’aborto non sicuro resta una delle cause principali della mortalità femminile.
Noi ci vogliamo vive e continueremo a lottare affinché quante più donne e soggettività possano avere accesso a un aborto sicuro, sia esso in ospedale o in telemedicina.


