“Ho 29 anni e vengo da Milano.
Era una domenica d’autunno, il 12 ottobre, il giorno in cui ho scoperto di essere incinta.
Quel giorno il mio cuore ha saltato un battito e non ha più ripreso il ritmo con regolarità.
La mia relazione si era interrotta da pochi giorni e col passare del tempo stavo rimettendo assieme tutti i miei pezzi per ritrovare un equilibrio e fare nuovamente ordine nella mia vita.
Mi sento agitata, ansiosa, strana. Mi dico che sarà per l’arrivo imminente del mio ciclo mestruale. Ma il ciclo non arriva.
Cosa sta succedendo? Perché fa questo ritardo? Passano tre giorni, quattro, cinque, sei… Le persone mi dicono: “Giuli, fai un test”. Mi dico che è impossibile, non può essere. Non sono così stupida. Proprio ora. No, non è possibile. Non ci penso proprio a farlo. Sono solamente scombussolata da questi cambiamenti. Poi arriva il settimo giorno di ritardo: una domenica di pioggia, la malinconia, la difficoltà a sopportare quella giornata che mi sembra non passare mai. Mi agito ancora di più, ho una strana sensazione. Non posso rimanere qui così, con questo terrore che davvero qualcosa stia succedendo.
Corro in farmacia, prendo il test di gravidanza. Negativo. Bene, sono salva. Lo mando a qualche amica: vedo una sola linea ma sono così agitata che magari vedo male. Voglio conferma. Non arriva. “Rifallo, vedo una leggera ombra anche sulla seconda linea”.
Rifaccio il test. Positivo.
Crollo.
Lo rifaccio la mattina dopo, in digitale.
“Incinta 3+”.
Sono incinta.
Cado a terra. Vomito.
In tutto questo caos, sin dal primo momento l’unica cosa di cui ero certa era che questo non sarebbe mai stato il mio momento.
Corro in consultorio, mi avviano le pratiche per un’interruzione volontaria di gravidanza. Da quel momento passano tre settimane.
Incontro vari specialisti, incontro tante ragazze che stanno seguendo il mio stesso percorso, ascolto tante storie e incrocio tanti sguardi.
Alcuni persi, altri spaventati, altri ancora terrorizzati all’idea che qualcuno possa scoprirle.
In ognuna di loro rivedo anche le mie preoccupazioni, le mie angosce. Ci sosteniamo. Tra i tanti discorsi, c’è una domanda che nessuna di noi si è mai permessa di fare: “perchè non vuoi portarla a termine questa gravidanza?”. Sappiamo bene tutte cosa stiamo provando. Non ci interessa indagare sulle decisioni di ognuna, ci interessa solo sostenerci e non abbassare la testa di fronte all’ennesima infermiera che passa e ci guarda di traverso.
In ospedale ci ritroviamo nella sala di attesa e ci sorridiamo, ci stringiamo le mani e ci sussurriamo: “stai tranquilla”.
Inizio ad avere forti nausee, non capisco neanche più il motivo. E’ per la gravidanza? Per l’agitazione? Per quello che andrò a fare tra qualche giorno? Quello che mi sta facendo stare più male è sapere che dentro di me qualcosa sta crescendo, sento dei piccoli crampetti. Ti stai facendo spazio. Questa attesa mi sta logorando. Sapere che siamo in due qui dentro e che tra poco tornerò ad essere sola.
I dottori lasciano passare molti giorni tra una visita e l’altra, mi viene detto che è meglio così perchè “magari puoi cambiare idea”. Ma io no, non la cambierò idea. Ognuna di noi non arriva a questa decisione senza pesi sul cuore, il dolore che proviamo mentalmente è immenso, non ci servono persone esterne che ci dicano come dobbiamo sentirci, che decisione andrebbe presa, cosa dobbiamo fare con i nostri corpi.
Il giorno dell’interruzione è il 31 ottobre, Halloween. Una giornata spaventosa per me, nel vero senso. Il 2 novembre il secondo ricovero. Ho perso tantissimo sangue, e lì c’eri anche tu.
Ora non ci sei più.
Eri poco più di un mirtillo quando ti ho lasciato andare, e ora forse dovrei dare a te qualche spiegazione.
Questo non è il nostro momento, non avrei mai potuto con lucidità e serenità accoglierti in questo momento della mia vita. Sto realizzando ancora tante cose e io voglio che quando ci incontreremo tu sarai la cosa che più al mondo io desidero e a cui io potrò dedicarmi.
E’ una scelta di responsabilità, di rispetto nei tuoi confronti. Ci rivediamo più avanti. Io ti continuerò a portare sempre dentro di me. Anche se non arriverai mai qui, in questo mondo, su di me hai avuto un impatto che ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita.
Dicono che questa è un’esperienza traumatica, che dopo un aborto volontario la donna crollerà in mille pezzi e si sentirà in colpa fino quasi a pentirsi per tutta la vita della scelta che ha preso. Io ad oggi posso dire che provo sollievo, sollievo a sapere che tu non sei costrett* a venire al mondo perchè qualcun altro ha deciso per noi, sollievo perchè avrei condannato me stessa all’infelicità e ti avrei cresciuto anche senza il desiderio di farlo. Avrei fatto più danni a tenerti qui, e tu non avresti meritato di venire al mondo in questo modo. Tu per me non sarai mai un trauma, sarai una lezione che io ho imparato e sarai una cosa meravigliosa a cui io do appuntamento più avanti.
Per cui tu ci sei, sarai sempre con me e dentro di me. Ti porterò con me in ogni cosa che farò e mi ricorderò che non sono più sola, ci sarai sempre anche tu con me. Ti rivedrò in tutte le cose più belle che la vita mi darà e non sarai mai associat* a un “trauma”, ma rimarrai qualcosa di speciale che mi è successo nella vita, forse solo nel momento sbagliato.”


