OGGI L’ABORTO NON SICURO RESTA UNA DELLE CAUSE PRINCIPALI DELLA MORTALITÀ FEMMINILE.
Su un totale di 45 milioni di aborti al mondo, più della metà -25 milioni- non sono sicuri.
“L’aborto non sicuro è sempre più concentrato nei paesi in via di sviluppo (97% degli aborti non sicuri) e tra gruppi in situazioni vulnerabili e marginalizzate. Le restrizioni legali e altri ostacoli fanno sì che molte donne trovino difficile o impossibile accedere a cure abortive di qualità e possano quindi indurre l’aborto autonomamente utilizzando metodi non sicuri o rivolgersi a operatori non qualificati.
Lo status legale dell’aborto non influisce sul bisogno di una donna di abortire, ma incide in modo determinante sul suo accesso a un aborto sicuro. Tra il 4,7% e il 13,2% di tutte le morti materne è attribuibile ad aborti non sicuri, il che equivale a un numero compreso tra 13.865 e 38.940 decessi all’anno causati dal mancato accesso a un aborto sicuro.” (OMS, 2018).
Questi dati rimarcano un concetto secolare: nei paesi in cui permangono restrizioni alla libera scelta, la donna e la soggettività troverà sempre il modo per ricorrere a un aborto clandestino.
Già in antico Egitto c’erano prove di aborti e tutt’oggi in quei territori, dal Medio Oriente al Nord Africa, paesi in cui vigono fortissime restrizioni all’accesso all’IVG, si ricorre a metodi non sicuri pur di portare a termine una gravidanza.
MARA-Med nasce proprio per creare una rete per l’accesso e il diritto all’aborto nel Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, in grado di connettere quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
È un movimento di attivist3 della sanità e difensor3 dei diritti umani compone di attivist3, professionist3 del settore medico-sanitario, ricercatrici, avvocat3, giurist3, decisor3 politic3, student3, militanti che, sulla base di pratiche femministe promuovono la formazione e la condivisione di conoscenze e competenze, fanno attività di lobbyng, vigilano sui servizi e le attività locali, implementano politiche che supportano l’accesso all’aborto, ridistribuiscono i fondi, lottano per la giustizia riproduttiva.
A parlarcene è proprio la fondatrice, la Dottoressa Selma Hajri, segretaria generale del “Groupe Tawhida Ben Cheikh” (ONG tunisina dedicata alla salute sessuale e riproduttiva), Vicepresidente dell’ASFAMM (Associazione per la salute delle donne in Africa, Maghreb e Medio Oriente) in Francia, e project leader oltre che di MARA-Med, anche di RAWSA MENA: reti regionali per l’accesso all’aborto nel Mediterraneo.
Selma ci ricorda che in alcuni paesi della regione mediterranea la lotta per il diritto all’aborto non è stata appannaggio del movimento femminista, quanto, piuttosto, frutto dei movimenti per la libertà, l’uguaglianza salariale e il progressismo, parte di una battaglia politica per i diritti umani, all’interno dei processi di indipendenza dei vari stati, Tunisia e Sudafrica i primi.


